martedì 15 maggio 2018

Papaveri

Non importa dove nasci,
Sei li altero dal tuo stelo lungo pronto a baciar le nuvole!
Non importa il luogo, to’ trovato tra l’asfalto, smarrito e scolorito!
Non importa chi ti ha colto, un attimo e sei già morto!
M’importa di guardarti, a lungo senza toccarti, perché i tuoi petali sono ali, ali leggere,ali delicate!
Resta lì, restaci per molto io non mi stanco di raccontarti e se mi allontano tu non mi abbandoni, rosso e’ il richiamo come un tramonto!

a cura della nostra carissima escursionista Antonia Ianniello



sabato 12 maggio 2018

dialogo con un papavero

Si passeggia per boschi, la natura ne offre di belli qui da noi, peccato che non incontri nessuno tra i boschi, ne persone, ne pellegrini, ne raccoglitori di rami secchi, è triste vedere luoghi così suggestivi e pieni di fascino così tanto soli, in compenso puoi incontrare una miriade di fiori, di ogni genere, papaveri, orchidee, iris, narcisi, bucaneve, crochi e ciclamini ed anche malva, vinche e primule, ad ognuno di essi la propria stagione, la propria sistemazione!

Li osservo i fiori, ne ho un bel campo pieno di papaveri a due passi da me, misti nel verdeggiare dell’intenso prato di foraggio primaverile, tra lo sfrecciare delle auto ed il romboare dei camion, vociferano con intelligenza, si mostrano a chi si sofferma, danno lustro alla loro esistenza creando coreografie degne da medaglia d’oro.

Non cercano gloria o successo, gli basta esserci, nel silenzio lontano dal clamore cittadino, sanno di essere belli, lì tutti insieme, nell’accomunarsi e splendere con grazia.

Sai che uno di essi mi si è avvicinato, preso coraggio, e datomi una carezza mi ha parlato, il suo tono rispecchiava la sua indole, di fierezza, di gioiosità, di rilassatezza e compostezza. Aveva da dirmi tante cose, cose che mi voleva dire da tempo ma di cui aveva atteso il momento giusto, e sapeva di non farmi torto, realmente la sua era quasi una missione: quella di portare un dialogo tra un fiore ed un uomo, tra una natura lontana ed una vicina, tra una parte dell’essere in pace ed una nell’agitazione.

E così mi parlo di questo suo modo di essere al Mondo senza mal di pancia, ansie e maldicenze, solo la sua ferma fiducia riposta al suo più vicino interlocutore momentaneo, il resto si trovava oltre il suo mondo reale e non aveva bisogno di essere definito, era solo in corso di materializzazione, di un prossimo possibile incontro, semmai.

Il suo spazio vitale è tutto ciò che gli basta per vivere, esplorare, crescere, modificarsi, anzi, la sua limitata possibilità di spostamento era la maggior risorsa, rimanendo senza movimento erano per ovvietà gli stessi messaggi a dover raggiungerlo, così poteva ascoltare ed interagire con il ticchettio della pioggia, con il soffice soffio del vento, con l’accecante energia del sole, con il batter d’ali della farfalla ed il fastidioso quanto utile ronzio delle api come il soave mattutino risveglio da parte dei scapestrati passeri, a volte anche qualche contadino aveva qualche parola d’affetto e bellezza ma gli incontri con gli umani erano sempre rari e comunque abbastanza superficiali.

Ma il punto centrale a cui voleva farmi attingere era qualcosa che parlava di cuore, come ogni forma primordiale della natura aveva la possibilità di scrutarmi dentro, oltrepassare le mie resistenze, barriere e chiusure, intravedeva le ferite e le dolorose cicatrici, tutte cose che influivano sulla nostra capacità di amare. Il suo rosso colorito rivelava proprio l’essenza della passione, e così che mi parlò di tenerezza, di affetto, di lasciarsi amare, ed anche accettare di rinunciare, mettere da parte orgogli e caparbietà e che possa sembrare strano, visto che siamo sempre abituati a scinderli, ma che la capacità di amare possa anche trovarsi e passare da uno stato mentale, in una voglia di andare oltre certi confini consueti ed abitudinari, in una condizione di percezione dove la realtà è tramutata e predisposta ad un’apertura totale, non sul chivalà, senza tentennamenti o pensieri logorroici, ma decisa, di chi sa ciò che è, a ciò che va incontro, ciò che può dare.

In ciò è una vera resa dei conti, senza più inganni, giochetti, e sotterfugi, l’amore è amore, energia massima, poesia dell’anima, sublimità dell’essere, occhi aperti oltre campi minati, sapori d’oriente su terreni insipidi, abbracci silenziosi illimitati dal tempo e non scalfibili dalla materialità passeggera.
Detto ciò ci congedammo, ringraziai di cuore colui che veniva dall’eden, dal Mondo della luce, dalla mia capacità di volermi bene e subito mi trovai con quel sorriso che da tempo non vedevo o facevo finta di non vedere …




ps. le foto dei papaveri sono state scattate nei pressi di Piana Di Monte Verna, chi vuole può andare ora o nei prossimi giorni a dialogare con loro, vi stanno aspettando!

venerdì 4 maggio 2018

inizio Maggio, note a margine

Scricchiolii di realtà ... il tempo di un caffè offerto da un caro amico, quanto dura? il tempo di arrivare e sei già oltre ... digiunare per necessità, e potersi rallegrare di rivedere la sazietà, di pancia, di orizzonti ... raccogliere fiori, colori e forme, mia madre ne apprezza il loro candore, meno la loro dispersione nella mia stanza ... dinosauri trasferiti in libreria, tra loro anche io, mi guardo e mi accorgo di assomigliarvi, anzi ho la loro stessa età ... libri divorati, masticati, assaggiati, sputati, rimessi, l’intolleranza alimentare imposta da quelli di 1984 ... la città luogo ideale per lettori e scrittori, la noia così è superata, gli altri stanno al centro scommesse ... amori appena accarezzati, annusati, digitati, figli virtuali nati solo su facebook ... la fine senza inizio, l’inizio senza fine, ne capa ne coda, voglia di ciò solo, per ritornare a correre dietro i propri sogni, essere fuori ogni caverna, prigionia o paradiso caraibico ... superare anche le definizioni per categorizzare come si possa essere, essere stato o tutto ciò che in fin dei conti non succederà mai, grazie Siddharta ... a volte spegnare il cellulare ed abbandonarsi a scrivere, a volte diventare più densi, corrispondenti alla propria identità ... in ciò avere a cuore di bastarsi del solo istante!

martedì 1 maggio 2018

il principio

Il preludio, l’incipit, il principio, due particelle che si scontrano su un cammino casuale o apparentemente programmato o umanizzato e scientificamente condotto; differenze, piccole differenze, con seguiti profondamente diversi, ostacoli aggirati, porte sfondate o lunghe attese con lumi sempre accesi ed animi splendenti di bella luce propria; attesa di cosa voi dite? Della propria metamorfosi, di quel cambio di percezione che può darvi nuova vita, aprire porte, abbassare ostacoli; ecco, rimaniamo sule porte, c’è differenza tra una porta sfondata ed una porta aperta regolarmente, enorme differenza, quale? Mi vien da dire che aperta correttamente la puoi a sua volta richiudere correttamente, lanciandoti in una nuova stanza senza che i vento del passato possa lambirti e portarti scompiglio, cosa che non puoi fare se la porta è stata divelta con forza, con una forzatura o peggio con un inganno, i conti tornano sempre, inesorabili; e come deve avvenire questo cambiamento? Quando si passa una porta c’è sempre un sorvegliante, esso riesce a leggerti nel cuore nel tuo profondo più profondo, non gli si può mentire, non gli si può nascondere nulla, ha come metro di giudizio la purezza di un’azione, di un pensiero, di un’intenzione, appena avverte lo zampino della mente e delle sue mille strategie vuoi di possesso, vuoi di arricchimento indebito, vuoi di atti di imposizioni, fa di colpo allontanare da te la porta, rendendola irraggiungibile finchè svanita. Ricordati perciò che ogni porta è transitabile ma quasi mai come vuoi tu, o come tu te lo aspetti, le costruzioni preventive rimangono illusorie, le conseguenze sono invece atti di crescita e creazione che non sai mai dove vadano ad incidere, sono imprevedibili, sono sorprendenti, possono anche prendersi beffa di te (armarsi di tanta autoironia), quindi proprio se tieni lontano la mente non cadi nella trappola della frustrazione ma solo chi mantiene in se quell’impacciata e tenera sensazione di ingenuità e non ne ha di lei vergogna ha sempre con se quella luce del proprio essere, vitale, identitaria, vibrante e piena di energia … con ciò canticchiando una nota vecchia canzone non si può che avere calma e sangue freddo.
era solo per la tua sana ingenuità, non per altro, era solo per la tua apparente fragilità, non per altro ... era solo, è solo, forse sarà solo, nella solitudine uno spiraglio, il tuo esserci ovunque sia ... vorrei vederti sorridere, anzi ridere di gusto, saperti felice è ciò che conta, tutto qui! tutto qui?!? ... vorrei che tu viva al massimo la tua vita, fiorire come donna, respirare ogni sapore, soffermarsi su ogni essenza ... ho ascoltato la tua voce, l'ho riconosciuta, mi sembrava tremante ma decisa, esitante ma ferma, ho colto tutto il gusto di una fanciulla senza colpe, dall'innocenza veritiera, velata, non perduta ma ben celata ... ho notato che ultimamente i miei occhi non son più caduti nei tuoi occhi, sarà il gran da farsi, un po l'abitudine o la tregua imposta dal non farsi del male, un po mi dispiace? ... un po mi dispiace! vorrei, vorrei, vorrei, sì, vorrei rimanere per solo un minuto nei tuoi occhi, occhi negli occhi, un minuto al giorno e ciò mi basterebbe, per continuare la mia giornata, continuare la tua giornata, con un piglio diverso, l'uno nell'altro, l'altro nell'uno, lontani ma ugualmente vicini, silenziosi ma ugualmente frenetici, disinteressati ma entrambi innamorati di chi voglia sconvolgere la nostra vita ... ecco, se vuoi se ti volti mi vedrai di fronte, anche solo per un secondo, sono lì come i tanti frequentatori figli della piazza, a due passi dalla tana e dalla stella del leone ... <3

giovedì 26 aprile 2018

la fine di un giorno ... il meglio della bellezza sta tutta lì, all'ultimo respiro, nel saluto commosso di chi sta per andar via ...